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taccuini | fabio padovan
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Inneggio il tuo silenzio
Criniera del sole che cangia il mare
Vino di solitudine appagato sul marmo
e un tavolo sgombro che nereggia di verde,
Inneggio il tuo silenzio
Rima andante della riva
giornata del rimeggiare
soltanto a salir nel vento
contuso dagli occhi
della strega, che madida
rompe le vie,
il vento si placava
nella cerchia dei solitari
uomini,
nessuno voleva sapere
quale verità la notte
avea loro da portare,
un ambiente saturo
di noia e disordine
l’aveva accolto
e nessuno sapeva
quale mondo fu
in quale terra si
chiamò la morte,
eppure le mele
sgorgavano di luce
impedendo agli
occhi di spaziare,
un organetto argento
erano i suoi occhi-cocci
e le cere delle candele
speranzose delle vecchine
erano le sue mani.
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Onde di nerezza
all’orizzonte | tremore tremore
| gigli di nuvole
| poi posato il nulla
| poi restio conosco
| poi stanco arranco
.
La vita è sussurrata
all’orecchio bianco.
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Stanza antica – anticaglia | grigio di polvere grigio di polvere annuali di carta gialla sgualcita ore di legna a bruciare
gioco del giorno è ricordare a ritroso la notte anni di silenzio che lei aveva portato nessuno chiede e ti chiede cosa dire, solo partecipare. Il monte è un solitario solco che la terra ha riempito. Vicino alla luce si può bruciare
Crescere e spaccare il male
Vicino alla luce si può bruciare Vino ritorno nel bicchiere, lo riempie
mano che fugge – accende una sigaretta sguardo felino dalle guance piene – ride
un amico dal viso tondo come la luna una donna che chiede l’amore carnale
oggi gialli che radunano bianchi
vetri vetri che scappano nelle auto veder cambiare il volto ogni volta capire cercare, nessuno vuole svelare il segreto svelare che portare in vece al suo occhio di pece. Oppure oppure nulla dire nulla da dire se nelle sale dei cinema c’è lo stantio suono che nei 100 volti si piega rivalendosi rompendo i rosa delle gote? Voi non siete, qualcuno parla autistico di parola e nel silenzio
parla, volete cercarle?
Le falene, tutto sconnesso non c’è ordine
in questa
stanza antica.
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Ondare risostare vedere cercare Sempre il nume dove riva andare In crema di notte luce andare
che livida bocca di sogno hai Cera di suoni che salti nei miei occhi
che livida bocca di sogno hai Cera di suoni che salti nei miei occhi
cenni assonnati di dialoghi
che livida bocca di sogno hai! Verrà e | verdeggia luminoso il tempo di corrompere l’io, aggiogando il suono o o riempitivo sapiente di logorio continuo. Cera di suoni
che salti
nei miei
occhi.
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Silenzio dalla via cercante
rosa in luce luce diamantata
[ goccia livida | asserisci nel nulla
intorno rovere di rami
nella selva dei nomi
abbozza la sapienza ]
[ necessità dei viventi
è scontrare le armonie
| ]
ampolla gareggiante
sulla scia della nuvola
ch’è la luna composta
di lieve giallo sperante.
| sartoria di lesioni ripide
annoverato tra i vivi
ero sgocciolato di sangue
loro correvano tutti intorno
a me.
[ a nessuno importa
a nessuno importa
| diversivi ]
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Gorgheggia la pioggia
ginestra sino al sole
che rima di rimando
gioia di irrorando.
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Solitaria dimessa vita,
la voce indolore del tempo
sgattaiolato in nulla
cavaliere azzurro
posato tra le nuvole.
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No non siete non siate, date ridate cercate
Sognate vedete mangiate - nuvole rive rive
che sgattaiolano minime arricciandosi
che luce di gente luce ruvida il tempo
corre teme l’asse verticale dello spirito
nessuno cerca nessuno cerca
siate sete fame a cercate
cercate ricordate guardate!
Onnivori conoscitori
siate!
prendete le giornate
dal loro incedere
son vicendevoli
di velocità e lentezza
appiene o restanti
viventi o remanti
siate siate siete sete siate.
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Oggi ho disegnato per bene
duecento nomi di persone
nelle sfumature.
I colori li lascio
per ora li lascio.
- gente di gigli
accartocciate stanno,
pieno pino
arancioslavato
i colori li lascio –
per ora li lascio.
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Gigli in un colore
spremuto di notte
voce all’unisono
puoi cercare
puoi andare
puoi fare
il silenzio
nel cielo
dentro
la casa
inveire
nessuno
solo calma
solo calma
grigio assente
rosa di sorto
sperpero
di nuvole
riva madida
riva madida
rosso di luce
sfuma il rosa
azzur e noce
riviera di luce.
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Disegno disegno disegno
La giornata è questa
Lavoro lavoro lavoro
Solito? Si solito.
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Orbite di silenzio
Grigio speso
Immagine danzante.
2002
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La poesia dell’ultimo millennio
Dove c’era la sensazione del nulla
Puoi sentire quanti lamenti?
Ossequi di morte nella notte?
giorni di orchi con gli occhi
al contrario?
puoi sentire?
puoi vedere?
squarciarsi il velo della morte
nel tuo sanguinare così violaceo
nel vortice di una morte
in una sola nota
la madre di luce
spaccò gli occhi
agli astanti
il giallo sui muri
le vene sui muri
le soglie di silenzi
porgimi gli occhi
tra i palmi
tra i palmi
tamburi di penne nere
tamburi di penne nere
tamburi di penne nere
le pistole nelle tasche sbagliate
le vie di creme maleodoranti
parti di neritudine acclamata
giorni lasciati alle manguste
puoi sentire?
Puoi parlare quando vedi l’orologio arretrare?
E sentire la calma di un secondo
smangiare gli occhi alla carogna?
Pane lasciato dal clochard
Il volto della solitudine
good man
domenica assolata lenta
tu puoi morire
tu puoi morire
urla di silenzio in un contrario avvenire
strutture in collasso
spazi occlusi di sudiciume
genio di morte teschi gialli
sangue dell’imputato
un cristo camminante finto
impreca innanzi al sagrato
fu la nebbia.
giornali di regnanti in un covo di plenaria giostra di penne rosse
porzioni di
veloci coke man
porzioni di legnaie
in ragnatele
muschio
e rozzi uomini.
regina di morte
spenta nella luce
ordina la tua sentenza.
pubblicato il
Sogni di luce
la mia faccia
si scioglie, diventa oro
gramigna di silenzio
speranza di rettitudine
gorgo di lenir danzante
segno del sole bruciato
sulla terra rossa, spento
come brace antica,
che ricolma di rivi
si dipana nella rinascita.
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Il giogo sottile
d’un anima spezzata
può tradirti sul
più bianco colle
innevato di fresco.
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Braci sul collo
In silenzio in silenzio
Alla vita alla vita
!poesia.
Braci sul collo
In silenzio in silenzio
Alla vita alla vita
pubblicato il
L’angelo di silenzio
appiglia le nubi
svuota le mie membra
l’angelo del silenzio.
Immagina il mondo
che sia nuvola chiara
che sia cremoso azzurro
su rime baciate,
innescate dal viottolo rupe
che un ombra fuggiva
sospirandosi piano
gareggiando la luce
gigliata dalla luna.
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